Archivio per Federico Zampaglione

ITALY HORROR SHOW

Posted in Movies, News with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 20, 2011 by bloggergeist

Mentre la nostra italietta continua ad annaspare e a divincolarsi goffamente fra referendum da nascondere, minacce libiche, campagne elettorali no sense e non voglio sapere cosa domani (o forse si, data la mia famosa curiosità), mi pareva giusto scrivere qualcosa. Che non c’entrasse niente. Così dopo un secolo dal mio ultimo, critico, blaterare, che tanti commenti grondanti odio (e che quindi ben vengano) ha portato, vista la mia bocciatura per Shadow di Zampaglione colgo l’occasione per parlare di uno che pare stia scrivendo un film proprio col cantante dei Tiromancino.

Sto parlando del regista Gabriele Albanesi e in particolare del suo UBALDO TERZANI HORROR SHOW. Io e l’androide avevamo già visto IL BOSCO FUORI (o “The Last House in the Wood” che fa molto più figo) qualche anno fa. Il film aveva un budget ridicolo e con una produzione così risicata gli errori durante il film sono frequenti, eppure Albanesi ha saputo dare al tutto la forza del cult vecchio stampo e come fece il vecchio Rob Zombie per LA CASA DEI 1000 CORPI, sbattendosene del citazionale e del riferimento a spada tratta, ha girato il suo film come voleva. E ha fatto bene. Anzi hanno. Sia Rob, che Albanesi. Anzi Gabriele ha fatto così bene che IL BOSCO FUORI in dvd version spopolò in Giappone e in USA è stato distribuito da nientepopodimenoche SAM RAIMI. Niente male. Qualcosa di buono allora c’è, ciò che era strano a quel punto è che l’avevo notato anche io…

Comunque sto divagando perché intanto per Albanesi è arrivato il momento della seconda opera. UBALDO TERZANI HORROR SHOW appunto. Qualche soldino in più, ma niente di che. A produrre è la Minerva dei Manetti Bros. smanettoni e vioclippari che non escono più dal sottogenere zeta e dal videoclippotto alla Max Pezzali. Altro sproloquio scusate… Dicevo Ubaldo… In questo film il nostro regista cambia “registro” e genere. Mentre nel BOSCO c’era tantissimo e immotivato sangue, come il gore e lo splatter impongono (visti anche i riferimenti al filone gore degli States, dai massacri del texas alle case a sinstra), in UBALDO c’è medio è motivato sangue.

Motivato da una sfida psicologica in continuo crescendo molto più vicina al thriller che al film dell’orrore. Da una parte il vincente scrittore horror Ubaldo Terzani, magistralmente interpretato da Paolo Sassanelli che uscito dal giogo Coliandresco da il meglio di se. Dall’altra parte abbiamo Alessio Rinaldi alias Giuseppe Soleri, che vorrebbe fare il regista ma al produttore le sue sceneggie proprio non vanno giù. Ed ecco che nella scrittura del suo film al buon Alessio viene vivamente consigliato un ispiratore che lo porti sulla retta via dell’incubo. Lo scrittore di successo Terzani appunto.

Una trama più alla Carpenter che alla Bava forse. E intanto comincia il crescendo, i colori si fano confusi come la mente di Alessio, annebbiata dalla prepotente personalità dello scrittore di libri mostruosi e che forse è mostruoso a sua volta. Si perchè Albanesi non vuole nascondere la reale natura di Terzani. No. Ma farci vedere fino a che punto il suo spietato fascino luciferino possa influenzare e offuscare la mente giovane di Alessio. In realtà Terzani è il maestro che manca al ragazzo per capire la vera essenza del male, il vero lato oscuro dell’arte che Ubaldo ha catturato e infilato nella sua penna e che Alessio dovrà a sua volta catturare ed immortalare nelle immagini del suo film.

E la discesa nel lato oscuro di Ubaldo e del male, l’horror show, ci fa per un attimo riassaporare l’Albanesi gore che sapevamo prima o poi sarebbe riuscito fuori. Insomma un film da vedere per gli appassionati, anche perché esce in dvd in questi giorni (che volete farci le sale italiane sono così piene di bei bei bei bei film che proprio non c’era spazio…), meno ritmo, meno suspence e meno sangue de IL BOSCO FUORI, ma girato e scritto meglio, un film più maturo, Alessio forse ha trovato la sua ispirazione… E per gli appassionati dello splatter non mancano gli effetti del maestro Sergio Stivaletti, quindi ce n’è per tutti. Al prossimo HORROR SHOW…

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Mamma vado a fà la guerra. Ovvero SHADOW di Federico Zampaglione.

Posted in Movies, News with tags , , , , , , , , , , , , on febbraio 9, 2011 by bloggergeist

 

“Sconsigliata alle anime ipersensibili. Si parla già di Zampaglione come dell’erede di Argento (che ha prodotto il film). Le premesse ci sono.”         La Repubblica

“Federico Zampaglione riesce a dirigere un film che fa paura davvero e stimola sgradevoli rapporti di causa effetto e di pensieri.”                          Corriere della sera

 

Non vorrei fare sempre la parte del bastian contrario. O forse mi odio così tanto da adorarlo. Ma vorrei dire anch’io la mia su Shadow – l’ombra visto cotanti apprezzamenti. Anche Ruggero Deodato su Nocturno Cinema loda il film di Zampaglione, premiato per la regia al Festival di Orvieto dedicato al fantasy e horror. C’è chi ne apprezza l’originalità (?), chi esalta il lato terrorifico (!), chi indica il regista come erede di Bava e Argento (?!).

Tutto ciò è esattamente l’opposto di quello che è stato il mio pensiero alla fine del film. Evidentemente basta brandire una “mini” falce insanguinata e farla sinistramente luccicare per diventare il nuovo Dario Argento. Se fossi nei panni del buon Dario al posto di produrre i miei improponibili falsi eredi, cercherei di risollevare la mia già compromessa carriera registica. E lo dice uno che striscerebbe pur di girare al fianco di DARIO ARGENTO.

Ma tornando a noi, davvero, Shadow di Federico Zampaglione è un film ridicolo. Girato bene e imbarazzante. Imbarazzanti sono le sue citazioni, come imbarazzante è la bottiglia di birra marca “BIRRA” che ti servono nel bar/baita sperduto tra le montagne in cui il film è ambientato. Ma non la vendevano alla coop? Cos’è il lato spiritoso del regista? L’ironia da horror è dunque diventata demenza trash? Sorvoliamo.

Da subito l’ insipidezza dei dialoghi mi fa pensare al peggio. Ma l’idea di stare per assistere a quello che è stato definito un torture movie d’altri tempi dalle riviste specializzate mi convince a proseguire nella visione. Intanto la storia va avanti nella noia più assoluta, raccontandoci di questo soldato americano in congedo che dice alla mamma che non vede l’ora di saltare in sella alla sua mountain bike e godersi il meritato riposo tra le montagne italiane.

E infatti eccolo qui scorrazzare tra le nostrane cime isolate, i boschi, i ruscelli. Che poi tanto isolati non sono visto che nel bel mezzo delle dolomiti c’è una baita che fa anche bar e in cui gira pure della gente. E che gente. Due pericolosissimi cacciatori (di frodo?)  che importunano la bella di turno (eh si c’è pure la figa) stranamente appassionata di mountain bike. Lui la difende, scorrazza un pò con lei, quasi si amano per quella mezza giornata, quando ecco tornare i cattivoni coi fucili che vogliono uccidere bambi.

Il nostro eroe lo impedisce ma non sa che i cacciatori sono completamente folli e con la loro jeep (che si sa essere normalmente più lenta di una bici) armati fino ai denti, perseguitano la coppietta lungo strade dissestate e fitta boscaglia. Nella confusione generale si arriva in una casetta sperduta fra le montagne (ma dai?).A viverci è un uomo dalle fattezze anfibie che li torturerà. Tranne la ragazza che non s’è capito bene dove vada a finire.

Ecco qua finalmente la parte interessante. Pensavo ingenuamente dentro di me. Si perchè il tizio più cattivo dei cacciatori cattivi li tortura ma allo spettatore non viene mostrato quasi nulla. Assistiamo solo alla cottura in padella di uno dei due cacciatori, ad una palpebra strappata (non durante ma già strappate, attenzione) e un pochetto di sangue qua e là.

Il nostro eroe però riesce a liberarsi non si sa bene come (e te pareva!) e in un atto di carità libera anche i suoi precedenti aguzzini (e te pareva!)  fuggendo poi nel bosco. I due cacciatori se la danno a gambe levate, lui sente la voce di lei provenire dalla casa degli orrori e decide giustamente di tornare a liberare la principessa. E così arriviamo all’ultimo quadro, la risoluzione finale, quand’ecco il colpo di scena alla M. Night Shyamalan. Solamente che in questo caso la soluzione dell’enigma (se ce n’è uno) di tutta questa strampalata storia è, se possibile, peggio dell’inizio.

Tutto quello a cui abbiamo assistito finora altro non era che il sogno di un uomo, anzi, di un soldato in coma (clamoroso! Mai visto!). La ragazza montanara è la copia sputata dell’infermiera che lo accudiva, i due cacciatori cattivi altri non erano che i suoi commilitoni coinvolti nell’esplosione che li aveva uccisi mentre lui era sopravvissuto. Perchè lui, al contrario dei due,  davanti alla facile fuga nei boschi(che quindi metaforicamente starebbe a significare l’arrendersi alla morte del malato in coma) era tornato indietro a sconfiggere l’uomo anfibio che a sto punto sarà la rappresentazione del male, del buio, del nero, del no, del negativo o della vita che è crudele o di qualsiasi cosa vi viene in mente sul tema.

Vi starete chiedendo perchè vi ho sciovinato così aggratis tutta la trama del film. Per farvi risparmiare tempo ed evitarvi la visione, in modo tale da potervi rivedere Suspiria e pensare a quanto vi manca Dario Argento.